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Inverno

Dulcis in fundo/ Istantanee di viaggio

Pioggia sull’oceano e frittelle di polenta rivoluzionarie (ovvero: finché si cucina, c’è speranza)

Sono stata in silenzio per mesi, e il fiume del tempo ha portato tanti cambiamenti.

Sono partita per un viaggio meraviglioso alle Ebridi e ho portato a casa il ricordo del colore della pioggia sull’oceano e il profumo intenso della lana di tweed.

Ho (ri)cominciato tutto da capo in una scuola nuova e ho ritrovato il piacere di insegnare che languiva da qualche anno.

Ho aiutato Luca a piantare i bulbi che sbocceranno in primavera.

Ho scritto la seconda storia per bambini e ho conquistato tre giovanissimi lettori.

Ho avuto problemi di salute che mi hanno costretto a rivedere ancora una volta la dieta. Ora devo stare lontana dal glutine per un mese e mezzo e aspettare. Ho avuto la tentazione di buttare pentole e padelle dalla finestra, di fare lo sciopero della fame per protesta, di prepararmi un pranzo ricco di tutti i cibi proibiti per il desiderio di trasgredire. Naturalmente non ho lanciato nessun utensile e mi sono rassegnata all’attesa. Ci sono giorni in cui penso semplicemente che non è giusto, che l’intolleranza al lattosio e il colon irritabile erano sufficienti e non meritavo anche la gluten sensitivity e le restrizioni della nutrizionista. Altri giorni penso che ci sono pene peggiori, e alla fine di tutto troverò il modo di cucinare qualcosa di buono per sentirmi in pace con me stessa e smettere di litigare con quello che ho nel piatto.

Le frittelle di polenta sono opera della mia mamma. Sono rivoluzionarie perché sono un gesto d’amore nei miei confronti e mettono un punto e a capo. E insegnano che in cucina c’è sempre speranza se si impiegano fantasia e un briciolo di passione.

Buon appetito…qualunque sfida dobbiate affrontare!

 

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Dulcis in fundo

Tortellini dolci di Carnevale

Per la prima volta nella storia del blog non pubblico una ricetta realizzata da me. Tranquilli, non si tratta di segreti culinari carpiti chissà dove…

Semplicemente, i tortellini dolci di Carnevale sono una tradizione di famiglia e sono arrivati già pronti nel loro vassoio, belli e buoni come non mai! L’autrice di queste meraviglie è mia mamma, alla quale va un ringraziamento speciale per i suoi insegnamenti e per tutto il supporto che mi dà. Viviamo a 35 km di distanza e non ci vediamo ogni settimana, ma i suoi consigli e le telefonate quotidiane sono parte integrante della nostra storia e non potremmo rinunciarvi per nulla al mondo!

Tornando alla ricetta, il mio tocco personale (con la supervisione dell’esperto assaggiatore Luca) è il vino di visciole. Come forse vi ho già raccontato, amo i vini dolci. Sono rimasta conquistata dal vino di visciole la scorsa estate a Sirolo, tanto che ne ho comprato subito una bottiglia al mercato dei prodotti locali.

Qui il link all’azienda

https://www.prodottidivisciola.com/brand

Ho voluto aspettare ad aprirlo per riservarlo a un dessert da grandi occasioni come i tortellini dolci.

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Ispirazioni/ Piatti unici/ Primi piatti

Una calda sciarpa arancione – Zuppa speziata con carote e lenticchie rosse

Ho messo in pausa il blog per qualche mese, perché l’ispirazione latitava un po’ e il tempo non si è mostrato tanto generoso da concedermi i momenti giusti per cucinare.

La zuppa di carote e lenticchie porta ancora la data dell’anno passato e in fondo voglio lasciarla così, come una calda sciarpa arancione che ci accompagna per tutto l’inverno.

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Ispirazioni/ Primi piatti

Gnocchi alla romana in rosa

Gli gnocchi alla romana sono un piatto familiare che ha accompagnato la mia infanzia e che tuttora mia mamma prepara con grande bravura.

Complice una trasmissione in TV, lo scorso anno ho sperimentato una nuova ricetta degli stessi gnocchi alla romana di casa, ma in rosa, ovvero con le rape rosse. Ho provato più volte a fotografarli e il risultato era così poco fotogenico che ho preferito rinunciare a postarli sul blog. Intanto, visto che sono piaciuti molto, avevo anche una scusa per cucinarli nuovamente!

Nel frattempo siamo stati a pranzo in un agriturismo fantastico e tra le varie portate abbiamo assaggiato un pecorino di capra “senza parole”.

Il colpo di fulmine è scattato poi scoprendo che al mercato contadino ci sono i produttori del suddetto formaggio sublime e di un grana di capra stagionato un anno che non sto a raccontarvi perché dovreste solo provarlo per capire. In un angolino della mia testa qualcosa ha fatto “click”: dovevo assolutamente apportare un’ulteriore modifica agli gnocchi, dar loro una forma regolare e chiedere a Luca di immortalarli.

Qui, il link dell’agriturismo e un articolo di giornale.

http://www.asslapecoranera.it/eno/index.php

https://gazzettadimantova.gelocal.it/mantova/cronaca/2014/02/07/news/l-idraulico-che-alleva-le-capre-1.8625937?refresh_ce

A proposito del risultato degli gnocchi alla romana…Obiettivo raggiunto – sapore squisito e colore bellissimo!

Un’ultima nota prima di passare alla ricetta: se non trovate il grana di capra, ingrediente non facilissimo da reperire, potete sostituirlo con un buon pecorino dolce o stagionato a seconda dei vostri gusti.

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Piatti unici

L’insolita bagna cauda

Sulle tradizioni, si sa, non si scherza, soprattutto quando si vive lontani dal paese d’origine e i sapori parlano ancor più dei propri luoghi. Il blog “ospita” oggi un autore d’eccezione, mio marito Luca, che ha voluto scrivere personalmente la ricetta della bagna cauda, rivisitata appositamente per me in una versione particolare (con buona pace dei puristi). 

Ho trovato davvero divertente vedere Luca calarsi nei panni del foodblogger per un giorno, e leggendo la ricetta spero che sentirete il suo legame con la bella terra piemontese e vi verrà voglia di sperimentare questa bagna cauda molto, molto insolita.

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Piatti unici/ Secondi piatti di carne

Tajine di manzo leggermente speziato con verdure

Complici la neve  e un forte raffreddore che solo oggi sembra dare segni di miglioramento, nella settimana l’approccio alle incombenze quotidiane è virato verso una modalità decisamente slow. Se poi aggiungiamo che a causa della neve le lezioni sono state annullate per un giorno, immaginate che le mie corse da una parte all’altra del mondo hanno preso un ritmo più rilassato e per certi versi anche più creativo.

In questo tempo bianco e sospeso, infatti, ho trovato il modo per terminare di scrivere una piccola storia rimasta chiusa in un cassetto e non vedo l’ora di leggerla alla bambina che mi ha regalato gli spunti.

Ho anche inaugurato il magnifico tajine Emile Henry, il regalo di Natale di Luca, sperimentando un nuovo tipo di cottura lenta, in tema con il mio stato d’animo. La ricetta è presa e modificata dal libricino allegato al tajine.

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Primi piatti

I piatti che verranno – PENNE CON CARDI, ACCIUGHE E BRICIOLE

Le ricette a volte rimangono nascoste per anni in attesa di essere sperimentate. Di tanto in tanto sfoglio qualche vecchio giornale o rivedo il file nel quale ho messo i piatti che verranno, tanto prima o poi l’occasione arriva!

I cardi a Mantova sembrano materia prima introvabile. Non li ho mai visti al supermercato, né al mercato contadino. Li coltivò mia nonna nell’orto per alcuni anni, poi smise e da allora mi è rimasta la voglia di assaggiarli di nuovo.

Durante la nostra trasferta piemontese a gennaio li abbiamo trovati e finalmente le penne con cardi, acciughe e briciole di pane grattugiato sono diventati realtà. Nota bene, i cardi mi sono sembrati buonissimi anche solo lessati – varrebbe la pena cucinarli più spesso avendoli a disposizione. Chissà che nei prossimi anni dopo il mini-giardino non mi venga in mente un piccolo orto…

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Amicizia e piccole soddisfazioni/ Dulcis in fundo/ Ispirazioni

BISCOTTI ALL’AVENA, “Pagine ai fornelli” e un libro meraviglioso

La ricetta che vi presento oggi è semplice ed è frutto di un’occasione particolare.

Confesso che quando ho letto del contest “Pagine ai fornelli” sul blog di Betulla, nella mia testa si sono affollate molte idee e alla fine sono arrivata quasi allo scadere della tenzone.

Leggo da quando ne ho memoria – le mie prime letture sono state le riviste mediche di mia mamma che tenevo rigorosamente a rovescio, poi le etichette delle bottiglie d’acqua, i biglietti della spesa, e appena compreso il miracolo di padroneggiare qualche riga, mi sono tuffata sui libri con le storie.

Per qualche paradosso, mi è sempre stato difficile raccontare agli altri dei miei libri – perché un libro è immaginazione, pensieri, rabbia e amore assoluto per i personaggi, e talvolta si resta così trafitti dentro che alle persone intorno si finisce per apparire davvero un po’ strani e acchiappanuvole. Succede così e succede sempre, anche ora che sono adulta e da otto anni, una volta al mese, condivido le opinioni con un gruppo di lettura fantastico – lì non ci guardiamo con perplessità, ma io so che non sarò mai pienamente capace di descrivere cosa significano i libri per me, quando colpiscono duro e chiedono a gran voce un posto.

La sfida di un romanzo in cui si racconta una ricetta è stata quindi doppia. Se la lettura mi ha conquistato prestissimo, il piacere di cucinare è arrivato tardi e non mi sta più lasciando. Veniamo però alla lettura scelta…

Il libro è “Canto della pianura” di Kent Haruf. E’ il secondo volume di una trilogia meravigliosa ambientata a Holt, un paese immaginario del Colorado.

Non ci sono battaglie, colpi di scena, amori folli e improvvisi intrecci di destini che cambiano tutto qui. Si incontrano vite semplici che scorrono lentamente, e quando i personaggi si trovano davanti l’interrogativo di una svolta camminano a piccoli passi per non esserne travolti – ci sono vecchi abitudinari e bambini che crescono e osservano, giorni lunghissimi, e cavalii e attimi di poesia raccolti da dettagli invisibili, e su tutto una pianura che assomiglia una montagna di ricordi.

La ricetta è quella dei biscotti all’avena che i bambini Bobby e Ike cucinano con la vecchia signora Stearns. Semplice come il romanzo, ma con il sapore dell’atmosfera di casa e una punta di spezie per pain d’epices per lo stupore dolceamaro che ogni giorno porta con sé.

Allora, di cosa abbiamo bisogno? Li fissò come se potessero saperlo. Loro ricambiarono pazienti lo sguardo, limitandosi a restare in piedi davanti a lei, in attesa. Abbiamo bisogno della maggior parte degli ingredienti, disse (…).

Ehi, disse. Datemi qualcosa su cui scrivere. Quel giornale va bene. Passatemi quel giornale. Era il Denver News del mattino, ancora arrotolato con l’elastico messo dai ragazzi all’alba allo scalo ferroviario. Lei lo aprì, strappò via dalla prima pagina un pezzo rovinato e cominciò a scrivere lungo il margine bianco l’elenco degli ingredienti – farina d’avena, uova, zucchero di canna (…)

Che altro occorre? domandò lei. Leggete.

Vaniglia.

Lassù. Sul ripiano di mezzo. E poi?

Bicarbonato.

Lì. Indicò con il dito. Ancora qualcosa?

No. C’è tutto.

Molto bene, disse. Capite? Se sapete leggere, sapete cucinare”

BISCOTTI ALL’AVENA

Ingredienti per circa 20 biscotti

150 g di farina di tipo 1

75 g di zucchero di canna

un uovo

200 g di fiocchi d’avena

100 ml di olio di semi

mezzo cucchiaino di lievito

una punta di cucchiaino di spezie per pain d’epices

un cucchiaio di latte di soia

Mescolate in una terrina tutti gli ingredienti secchi e nell’altra gli ingredienti liquidi. Unite i due composti amalgamandoli bene e lasciate riposare per un’ora.

Date al composto la forma di tante palline e appiattitele sulla carta da forno.

Infornate a 190° per una decina di minuti. Fate attenzione perché i biscotti all’avena tendono a cuocersi molto rapidamente!

Con questa ricetta partecipo a #pagineaifornellicontest di Betulla.

Piatti unici/ Primi piatti

VELLUTATA DI PATATE E SEDANO con Castelmagno

Mi accorgo che ogni anno prima di Natale non pubblico quasi niente.

E’ come se il tempo mi scivolasse dalle mani, di corsa per terminare le lezioni, cercare gli ultimi regali e accordarmi con mia mamma sul menù in attesa del gran giorno. Non riesco a sfornare biscotti bellissimi, né torte sfavillanti una dopo l’altra, forse perché questa festa mi sembra così intima che basta appena qualche pennellata a descriverla, il resto è per la famiglia e per le tradizioni. I cappelletti in brodo, i tortelli di zucca, il cotechino e l’arrosto sono quei piatti che non cambiano nel tempo e che parlano di noi, delle mani che si avvicendano in cucina, una dimensione che nessuna piattaforma potrà mai raccontare a sufficienza. Spero che chi mi legge continuerà a farlo, anche se ho mancato l’appuntamento con gli auguri a tutti quanti sul blog!

Preferisco innovare a Capodanno, che trovo più mondano e adatto alle incursioni culinarie, e sto già mettendo a punto qualche idea sfiziosa.

Vi lascio una ricetta leggera, la vellutata di patate e sedano con Castelmagno (Parmigiano Reggiano per gli intolleranti al lattosio…) E’ adatta per prendersi una pausa dai grandi pranzi e godersi il calore di un piatto fumante. Sulla mia tavola, lo splendore dei giacinti bianchi che ho ricevuto a Natale e che pianterò la primavera prossima.

VELLUTATA DI PATATE E SEDANO CON CASTELMAGNO (riadattata da “Sale e Pepe”, gennaio 2016)

Ingredienti per 4 persone

2 gambi interi di sedano verde

3 patate rosse piccole

uno scalogno

due cucchiai di Castelmagno giovane sbriciolato

due fette di pane al farro e noci

olio evo (per noi, Olio del Garda)

un pizzico di sale

Pulite il sedano senza togliere le foglie all’apice, tagliatelo a pezzi e cuocetelo in acqua bollente. Sbucciate le patate e lessatele nello stesso recipiente con il sedano. Mentre le verdure cuociono, riscaldate le fondine nelle quali servirete la vellutata di patate e sedano con Castelmagno ponendole sopra il recipiente.

Scolate le verdure e passatele al minipimer con un po’ della loro acqua di cottura, frullandole fino a ottenere una crema.

Fate soffriggere lo scalogno tritato finissimo con l’olio d’oliva extravergine in una casseruola e versatevi la vellutata di sedano e patata. Lasciate sobbollire a fuoco dolce e aggiustate di sale.

Tagliate il pane di farro e noci a cubetti e insaporitelo per qualche istante in un padellino con un filo d’olio per renderlo croccante.

Versate la vellutata di patate e sedano nelle fondine calde, sbriciolatevi il Castelmagno e completate il piatto con i cubetti di pane e un filo di olio d’oliva extravergine.

Dulcis in fundo

PICCOLI TARTUFI ALL’ANICE

In casa possediamo tantissimi libri, ma non ho ancora una grande biblioteca di cucina e ammiro molto le blogger che vanno alla ricerca di ispirazioni, spulciando nei mercatini o facendosi illuminare da un titolo che porterà loro nuove idee. Leggo e rileggo le vecchie copie dei giornali o dei libri a disposizione, e a volte ritrovo piatti particolari che mi erano sfuggiti. La ricetta dei piccoli tartufi all’anice di cui vi parlerò in questo post è tratta da “La cucina di conventi e monasteri – Ricette segrete per mangiar sano e con gusto”, Food Editore, un bel volume con grandi illustrazioni e piatti  tanto semplici quanto di grande effetto.

Mi ha colpito l’accostamento delle castagne e del cioccolato con l’anice, e ho pensato di utilizzare l’Anisetta Meletti che comprammo nell’estate 2015 in occasione della visita alla splendida città di Ascoli Piceno.

Qui un paio di siti se siete curiosi…

http://www.meletti.it

http://visitascoli.it/

Visti i pareri positivi del marito dopo l’assaggio, sto meditando di riproporre i tartufi come dessert per la cena romantica di Capodanno, di cui vi non vi anticipo nulla al momento, perché siamo in piena tempesta di idee sulla scelta del menù!

PICCOLI TARTUFI ALL’ANICE

Ingredienti per 4 persone

500 g di castagne

100 g di cioccolato fondente 70%

80 g di zucchero

due cucchiai di liquore all’anice (per noi Anisetta Meletti)

un goccio di latte di soia

30 g di burro chiarificato

un cucchiaio di cacao amaro

una manciata di cocco disidratato o di nocciole tritate

Incidete le castagne vicino alla base e lessatele in acqua bollente per circa 3o minuti.

Scolatele e copritele ancora calde sotto un tovagliolo, poi pelatele.

Tritate le castagne molto finemente con la mezzaluna, così sarà più facile passarle poi al setaccio ottenendo una pasta omogenea.

Tritate finemente anche il cioccolato fondente, aggiungetelo al composto di castagne insieme allo zucchero, al burro a temperatura ambiente e al liquore all’anice.

Mescolate bene per sciogliere il burro e unite per ultimo il latte, quanto basta per ottenere un impasto corposo.

Lavorate il composto con le mani ricavando dei piccoli tartufi.

Ponete il cacao e il cocco disidratato o le nocciole tritate in due piatti separati.

Rotolate dapprima i tartufi nel cacao, poi passateli nel cocco o nella granella di nocciole.

Conservate in frigorifero per almeno un paio d’ore prima di servire.

Gustate i piccoli tartufi all’anice freddi, accompagnati da un bicchierino di anisetta.