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Primi piatti

Ispirazioni/ Istantanee di viaggio/ Primi piatti

Appunti di viaggio, seconda puntata – Risotto alle pere e pecorino di Pienza

La seconda tappa degli appunti di viaggio ci porta nella meravigliosa Toscana, più precisamente in Val d’Orcia. Qui siamo stati per una breve vacanza nell’agosto 2017, mescolando l’incanto di queste terre all’ospitalità e alla buona cucina.

Poco distante da Montepulciano, seguendo i consigli del ragazzo che gestiva il nostro b&b, abbiamo scoperto un caseificio che produce un pecorino di Pienza fantastico. Esiste anche la versione “Gran Riserva”, molto stagionata, e potete immaginare la felicità della sottoscritta, sempre in compagnia dell’intolleranza al lattosio. Qui potete curiosare nel sito di Cugusi e leggere qualche notizia sul pecorino di Pienza, giusto per farvi venire l’acquolina in bocca.

https://caseificiocugusi.it/index.php/it/

http://www.pienza.org/pecorino_it.html

Le cose belle (e buone) però finiscono in fretta, e questo formaggio ci ha proprio conquistato! Non abbiamo dovuto riflettere molto per decidere di fare una piccola deviazione al ritorno del nostro viaggio di quest’anno tra il centro e il sud Italia. Tappe: la macelleria Belli di Torrita di Siena per una finocchiona indimenticabile (di cui vi parlerò in un prossimo post), e ovviamente sua Maestà il pecorino di Pienza al caseificio Cugusi. Stavolta siamo stati più previdenti e ne abbiamo acquistato una bella scorta!

La ricetta che ho creato unisce la bontà del pecorino di Pienza ad una delle eccellenze del nostro territorio, la pera mantovana IGP. 

http://www.eastlombardy.it/it/dettagli-oggetto/476-pera-mantovana-igp/

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Ispirazioni/ Primi piatti

Spaghetti al Valcalepio

Accogliamo settembre con una primo piatto particolare, gli spaghetti al Valcalepio. Come forse vi ho già raccontato, non ho una vastissima biblioteca culinaria, ma trascrivo in un file le ricette che mi ispirano, le sperimento e se ci piacciono, dopo averle stampate, le custodisco in un quaderno a ganci.

Pesco qua e là dai blog, dalle riviste di cucina, e persino dai giornalini che si trovano in omaggio nei supermercati. Non posso resistere se si tratta di trovare nuovi spunti per la cucina del Girasole!

Ecco, la ricetta di oggi viene proprio dal giornalino di un discount, con le nostre immancabili modifiche…e un altro piatto è pronto per essere riposto nel quaderno a ganci.

Prima di passare alla ricetta e all’abbinamento con il vino scelto da Luca, vi lascio anche i link del pecorino di Pienza e dell’olio che abbiamo utilizzato per realizzarla.

http://www.caseificiocugusi.it

http://www.oliosalvagno.com

Vino consigliato: qui l’abbinamento si fa ovvio…Valcalepio Rosso DOC 2014 – Cantina Bergamasca. Un vino di buon corpo, che conferma la preponderanza della componente fruttata, con equilibrati sentori di vaniglia derivanti dall’affinamento in botte grande di legno.

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Ispirazioni/ Primi piatti

Il piatto del buon ricordo

Il piatto del buon ricordo a Casa Girasole è quello del nostro matrimonio, ormai più di due anni fa. Abbiamo scelto un menù volutamente semplice per godere il più possibile della compagnia degli amici e dei parenti – un ricco buffet in piedi, un primo, un secondo, torta Elvezia senza lattosio e frutta. Che serata magica abbiamo vissuto!

Durante gli assaggi prima delle nozze, non abbiamo avuto nemmeno bisogno di prenderci tempo per decidere quale fosse il primo migliore, perché il risotto alla faraona ed erbe aromatiche ci ha subito conquistato, e così è stato anche per gli invitati alla cerimonia! E’ un risotto raffinato, in perfetto equilibrio tra la delicatezza della carne di faraona e il bouquet delle erbe aromatiche.

All’avvicinarsi dell’anniversario, lo scorso luglio, ho deciso di provare a realizzare questo risotto in versione casalinga. La mia personale aggiunta sono i fiori di lavanda per un tocco ancor più originale.

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Primi piatti

Ricette senza stagione – Risotto alla mantovana

Prima di partire per il viaggio in Italia, alcune settimane fa, ho lasciato il blog con una ricetta molto estiva. Vi racconterò più avanti delle due settimane bellissime a zonzo dalla Tuscia fin giù in Calabria, a scoprire paesi lontani dal turismo e ricchi di meraviglie – e naturalmente ci sarà spazio anche per il cibo buono che abbiamo assaggiato.

Al ritorno in città ci ha accolto la canicola, ma non per questo la vita nella cucina del Girasole si è fermata. Nonostante le temperature roventi, ci è venuta voglia di un bel risotto alla mantovana. Dite che siamo pazzi? Vi basti pensare che a pochi passi dalla città, a Ferragosto, si tiene l’antichissima Fiera delle Grazie, con i madonnari che disegnano i loro gessetti sul sagrato della chiesa e il tradizionale panino con il cotechino…un’esperienza da provare.

Il risotto alla mantovana racchiude la quintessenza della cucina locale. Parla della nostra terra e delle nostre acque da cui provengono il Vialone Nano e il pesto di salame. Ha un gusto deciso e gentile. E’ rustico e raffinato insieme.

Non assomiglia ai risotti tradizionali dall’aspetto cremoso e morbido, ma risulta asciutto e con i chicchi ben sgranati, grazie alla particolare cottura, il cui segreto sta nella giusta proporzione tra acqua e riso, nell’uso del coperchio e nei tempi di riposo. 

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Primi piatti

I piatti che verranno – PENNE CON CARDI, ACCIUGHE E BRICIOLE

Le ricette a volte rimangono nascoste per anni in attesa di essere sperimentate. Di tanto in tanto sfoglio qualche vecchio giornale o rivedo il file nel quale ho messo i piatti che verranno, tanto prima o poi l’occasione arriva!

I cardi a Mantova sembrano materia prima introvabile. Non li ho mai visti al supermercato, né al mercato contadino. Li coltivò mia nonna nell’orto per alcuni anni, poi smise e da allora mi è rimasta la voglia di assaggiarli di nuovo.

Durante la nostra trasferta piemontese a gennaio li abbiamo trovati e finalmente le penne con cardi, acciughe e briciole di pane grattugiato sono diventati realtà. Nota bene, i cardi mi sono sembrati buonissimi anche solo lessati – varrebbe la pena cucinarli più spesso avendoli a disposizione. Chissà che nei prossimi anni dopo il mini-giardino non mi venga in mente un piccolo orto…

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Piatti unici/ Primi piatti

VELLUTATA DI PATATE E SEDANO con Castelmagno

Mi accorgo che ogni anno prima di Natale non pubblico quasi niente.

E’ come se il tempo mi scivolasse dalle mani, di corsa per terminare le lezioni, cercare gli ultimi regali e accordarmi con mia mamma sul menù in attesa del gran giorno. Non riesco a sfornare biscotti bellissimi, né torte sfavillanti una dopo l’altra, forse perché questa festa mi sembra così intima che basta appena qualche pennellata a descriverla, il resto è per la famiglia e per le tradizioni. I cappelletti in brodo, i tortelli di zucca, il cotechino e l’arrosto sono quei piatti che non cambiano nel tempo e che parlano di noi, delle mani che si avvicendano in cucina, una dimensione che nessuna piattaforma potrà mai raccontare a sufficienza. Spero che chi mi legge continuerà a farlo, anche se ho mancato l’appuntamento con gli auguri a tutti quanti sul blog!

Preferisco innovare a Capodanno, che trovo più mondano e adatto alle incursioni culinarie, e sto già mettendo a punto qualche idea sfiziosa.

Vi lascio una ricetta leggera, la vellutata di patate e sedano con Castelmagno (Parmigiano Reggiano per gli intolleranti al lattosio…) E’ adatta per prendersi una pausa dai grandi pranzi e godersi il calore di un piatto fumante. Sulla mia tavola, lo splendore dei giacinti bianchi che ho ricevuto a Natale e che pianterò la primavera prossima.

VELLUTATA DI PATATE E SEDANO CON CASTELMAGNO (riadattata da “Sale e Pepe”, gennaio 2016)

Ingredienti per 4 persone

2 gambi interi di sedano verde

3 patate rosse piccole

uno scalogno

due cucchiai di Castelmagno giovane sbriciolato

due fette di pane al farro e noci

olio evo (per noi, Olio del Garda)

un pizzico di sale

Pulite il sedano senza togliere le foglie all’apice, tagliatelo a pezzi e cuocetelo in acqua bollente. Sbucciate le patate e lessatele nello stesso recipiente con il sedano. Mentre le verdure cuociono, riscaldate le fondine nelle quali servirete la vellutata di patate e sedano con Castelmagno ponendole sopra il recipiente.

Scolate le verdure e passatele al minipimer con un po’ della loro acqua di cottura, frullandole fino a ottenere una crema.

Fate soffriggere lo scalogno tritato finissimo con l’olio d’oliva extravergine in una casseruola e versatevi la vellutata di sedano e patata. Lasciate sobbollire a fuoco dolce e aggiustate di sale.

Tagliate il pane di farro e noci a cubetti e insaporitelo per qualche istante in un padellino con un filo d’olio per renderlo croccante.

Versate la vellutata di patate e sedano nelle fondine calde, sbriciolatevi il Castelmagno e completate il piatto con i cubetti di pane e un filo di olio d’oliva extravergine.

Primi piatti

DI ZUPPA ALLE CASTAGNE E DI TRENI BALLERINI

A volte penso a un post da scrivere in un certo modo e le carte si rimescolano. Avevo in mente qualche riferimento alle mie sensazioni su questo principio d’inverno e invece…Oggi sono stata un’ora e mezza ferma in una stazione con la sala d’aspetto dismessa perché il treno si è fermato a soli dieci minuti dalla partenza- guasto alla linea, ci ha detto una voce registrata. Nemmeno l’ombra di un ferroviere, e tanta pazienza aspettando che Luca venisse a prendermi. Inutile dirvi che ho i piedi ancora congelati e che due pediluvi non hanno sortito grande effetto. Per fortuna ieri avevo preparato una buona zuppa di castagne con speck e pane al mirtillo da gustare a pranzo – che si è trasformato in cena. Quando si parla di comfort food!

ZUPPA DI CASTAGNE E SPECK CON PANE AL MIRTILLO

Ingredienti per 4 persone

200 g di castagne

sei fettine di speck tagliate spesse

150 g di farro

quattro fette di pane al mirtillo

olio evo

sale

quattro foglie di alloro

un litro di brodo vegetale con sedano, carota e cipolla

Preparate il brodo vegetale.

Incidete le castagne poco sopra la base e lessatele in acqua bollente per una trentina di minuti. Appena sono cotte, scolatele e ponetele su un piatto ricoperte con un panno, avendo cura di mantenerle tiepide, così sarà molto più facile sbucciarle!

Togliete quindi la buccia e la pellicina interna.

Frullate le castagne al minipimer con un goccio di brodo vegetale, ottenendo una crema abbastanza densa. Trasferite la crema in una casseruola a fuoco dolce.

Tagliate lo speck a cubetti e fatelo colorire in un padellino a parte in modo che diventi appena croccante.

Sciacquate il farro e cuocetelo nella casseruola insieme alla zuppa di castagne e alle foglie di alloro (occorreranno circa trenta minuti). Aggiustate di sale.

Poco prima di servire, aggiungete i cubetti di speck, il pane al mirtillo tostato e tagliato a dadini e un filo d’olio. Gustate la zuppa di castagne caldissima in piccole casseruole di coccio, decorando con una foglia di alloro per ogni commensale.

Vino consigliato: per questa zuppa sostanziosa abbiamo scelto un bianco di buon corpo, l’Offida Pecorino D.O.C.G. 2015 delle Cantine di Castignano. Il colore si presenta paglierino intenso, con riflessi tendenti al dorato. Intenso al naso, con una componente floreale che sfuma in note balsamiche, confermata anche in bocca, dove questo prodotto conferma una notevole eleganza e una buona persistenza.

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RISOTTO AI FUNGHI E NOCCIOLE e alberi rosso fuoco

Nelle limpide giornate di ottobre, venendo dalla Radetzkystrasse si può vedere, accanto allo Stadttheater, un gruppo di alberi nel sole. Il primo albero, che si erge davanti a quei ciliegi rosso cupo che non danno frutti, è così fiammeggiante di colori autunnali, è una macchia d’oro così smisurata da sembrare una fiaccola lasciata cadere da un angelo. E ora che arde, né il vento d’autunno, né il gelo riusciranno a spegnerlo.”

(Ingeborg Bachmann, Il trentesimo anno)

Ho voluto iniziare il post con queste righe tratte da un bellissimo racconto di una scrittrice austriaca perché mi sembra che racchiudano l’essenza delle atmosfere autunnali. E poi aggiungo anche la foto dell’albero dietro la mia scuola, che non smette di incantarmi e che ho intenzione di mostrare ai miei studenti mentre impareremo “le parole dell’autunno” in inglese nei prossimi giorni… Non è già un piccolo mondo perfetto se si hanno un libro capace di emozionarci sulla poltrona del salotto, alberi fiammeggianti e un piatto buono come questo risotto ai funghi e nocciole a riscaldare la tavola in cucina? 

RISOTTO AI FUNGHI E NOCCIOLE

Ingredienti per 2 persone

180 g di riso Vialone nano

100 g di funghi freschi (pioppini e finferli)

60 g di nocciole

600 ml di brodo vegetale fatto con sedano, carota e cipolla

olio evo

un ciuffo di prezzemolo

uno spicchio d’aglio

uno scalogno

parmigiano

sale un cucchiaino di burro chiarificato, naturalmente privo di lattosio

Per ottenere un buon risotto con funghi e nocciole, cominciate proprio da queste ultime.

Sgusciate le nocciole e tritatele non troppo finemente, perché sarà piacevole sentirne la consistenza croccante nel risotto.

Tostate leggermente le nocciole in un pentolino.

Pulite i funghi sciacquandoli con cura sotto l’acqua corrente e togliendo i residui di terra.

Asciugate i funghi con un panno e tritateli con la mezzaluna.

Scaldate l’olio evo in una padella con uno spicchio d’aglio, che toglierete appena l’olio sarà caldo. Versate i funghi nella padella e passateli fino a che non saranno cotti. Insaporite con un ciuffo di prezzemolo tritato.

Preparate l’acqua con il sedano, la carota e la cipolla e portate ad ebollizione, così da ottenere un brodo vegetale leggero.

Tritate lo scalogno e fatelo soffriggere in olio evo.

Versate il riso, tostatelo e coprite con il brodo ben caldo. A metà cottura unite i funghi.

Aggiungete il brodo a poco a poco fino alla completa cottura. Unite le nocciole, avendo cura di tenerne da parte un po’ per l’impiattamento finale.

Mantecate con il parmigiano e il cucchiaino di burro e fate riposare per qualche minuto.

Servite il risotto con funghi e nocciole ben caldo, decorando con la granella di nocciole rimasta.

Vino consigliato: Sicilia D.O.C. rosso “Sedàra” 2014 – Donnafugata

Per questo piatto abbiamo scelto un rosso che unisce alla facilità di beva e di abbinamento una personalità ben delineata. Il vino si presenta di un bel rosso rubino carico, con qualche accenno di granato sull’unghia, nonostante una permanenza di ormai due anni in bottiglia. Al naso è piuttosto intenso, con piccoli frutti rossi e marmellata di prugne in evidenza. In bocca conferma un buon equilibrio, con note di spezie su di un fondo prevalente di frutti rossi, una buona acidità e tannini presenti, ma morbidi. Sufficiente persistenza, con retrogusto piacevolmente amarognolo.

Ispirazioni/ Primi piatti

PAPPA AL POMODORO CON GELATO ALLA SALVIA E BERGAMOTTO prima che le foglie cadano

In questi giorni si fanno preparativi per l’autunno.

La scuola è ripartita con grande entusiasmo.

Ho cucinato la prima zuppa della stagione.

Siamo stati impegnati a togliere vecchie piante, ripulire la terra dalle onnipresenti erbacce e a piantare bulbi nel nostro minigiardino. Ne ho comprati a un banchetto durante il Festivaletteratura, e ho dovuto trattenermi per non comprare tutto… Ecco il sito

https://insolitogiardino.wordpress.com/

Quest’oggi avevamo anche progettato di andare alla Fiera delle Piante e Animali Perduti di Guastalla, evento che seguiamo ormai da qualche anno, ma il temporale ci ha fatto cambiare idea.

In tutto ciò, vi posto una ricetta che non è per niente autunnale, ma ricorda il calore del sole prima che le foglie cadano.

Si tratta di un piccolo omaggio alla Toscana, una terra che amiamo molto, rivisitato con un tocco personale della sottoscritta: pappa al pomodoro con gelato alla salvia e bergamotto.

Ho accostato il sapore della pappa al pomodoro calda con quello fresco e gustoso del gelato. Io ho acquistato il gelato in una gelateria di Mantova che offre anche gusti senza latte, ma credo non sia un’impresa impossibile realizzarlo in casa.

L’abbinamento è particolare, ma siamo rimasti colpiti positivamente!

PAPPA AL POMODORO CON GELATO ALLA SALVIA E BERGAMOTTO

Ingredienti per 4 persone

5 fette di pane toscano (circa 300 g)

800 g di pomodori da sugo

abbondante basilico

brodo vegetale

olio evo

un cucchiaino di zucchero

sale

circa 200 g di gelato alla salvia e bergamotto

Per preparare la pappa al pomodoro, procuratevi una cipolla, tre carote e un bel gambo di sedano. Lasciate bollire per almeno un’oretta e nel frattempo dedicatevi ai pomodori.

Dato che colpevolmente non possiedo un passaverdure, io ho sbucciato i pomodori e ho tolto i semi a mano prima di sbollentarli per una decina di minuti. Con il passaverdure non avrete bisogno di pazienza certosina e potrete saltare il passaggio della pulitura manuale!

Riducete il pane in pezzi abbastanza grandi e ponetelo in una pentola, possibilmente di coccio, nella quale avrete fatto soffriggere l’olio extravergine e uno spicchio d’aglio. Ricoprite immediatamente con un paio di mestoli di brodo. Unite i pomodori schiacciati, mescolate e versate altro brodo.

Aggiungete un cucchiaino di zucchero per togliere acidità ai pomodori e salate. Durante la cottura unite le foglie di basilico.

Lasciate cuocere per almeno quaranta minuti a fuoco dolce, e alla fine condite con un filo d’olio a crudo. Potete servire la pappa al pomodoro calda o a temperatura ambiente, nel nostro caso l’abbiamo gustata calda per creare un piacevole contrasto con il gelato alla salvia e bergamotto.

Vino consigliato: Ravenna IGT Centesimino “La Sabbiona” 2015

Vino dal colore rubino carico, naso intenso, carico di piccoli frutti rossi, ma con una sottile vena aromatica. Caldo per l’elevato grado alcolico, ma armonico in bocca anche grazie alla presenza di tannini evidenti, anche se ormai ingentiliti dalla permanenza in bottiglia. Il risultato è un vino piacevole, corposo ma arrotondato, ideale per controbilanciare la naturale acidità di una pietanza a base di pomodoro.

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PAPPARDELLE PROFUMATE AL CEDRO e febbre da palcoscenico

La lontananza dal blog questa volta si spiega nella seconda parte del titolo di oggi: pappardelle profumate al cedro, ma cosa c’entra la febbre da palcoscenico?

Vi avevo forse parlato del corso di teatro a cui mi sono iscritta lo scorso ottobre. Nella mia piccola città fortunatamente, resistono tre sale cinematografiche e diverse compagnie amatoriali, una delle quali di tradizione ormai storica.

L’Accademia Campogalliani ha compiuto 70 anni nel 2016 e con grande curiosità mi sono accostata al mondo meraviglioso del teatro. Sarà per la bravura degli insegnanti, o perché covavo il desiderio di un corso serio dopo una breve esperienza di lettura espressiva, ma posso garantirvi che è stato amore a prima vista.  

L’esperienza si è conclusa con il saggio finale: tre giorni di repliche il 19, 20 e 21 maggio e una quantità indescrivibile di adrenalina in corpo! Ho vissuto momenti di scoraggiamento prima del debutto, quando dopo infinite prove mi sembrava di non aver raggiunto alcun risultato, ma alla fine sono riuscita a trovare il ritmo insieme agli altri attori e sono partita! Il teatro è un lavoro di sinergia in cui l’entusiasmo della compagnia e il sostegno reciproco sono fondamentali – si condividono emozioni intense, sguardi senza parole, la gioia di avercela fatta…e anche una bella cena tutti insieme al termine dello spettacolo!

Che dirvi? Non vedo l’ora che arrivi di nuovo ottobre per iniziare il secondo anno!

In tutto questo, se il blog potesse parlare protesterebbe a gran voce per lo stato di abbandono in cui versa da più di un mese, e sono qui per rimediare e riportarlo agli antichi splendori.

Vi lascio una ricetta leggera leggera per mangiare bene anche con il gran caldo delle ultime settimane. Ingredienti per 2 persone

120 g di pappardelle senza uova

un hg di prosciutto cotto

un bicchiere di latte di soia

un cedro o un limone bio della Costiera Amalfitana

Parmigiano Reggiano stagionato 36 mesi

sale

Per prima cosa, la preparazione delle pappardelle profumate al cedro richiede di mettere a bagno questo agrume poiché dovrete usarne la buccia.

Passate al minipimer il prosciutto tritato con il succo di mezzo cedro e un cucchiaio di latte di soia. Aggiustate di sale e versate la crema ottenuta in una padella con il resto del latte.

Mescolate e fate addensare, aggiungendo la scorza di cedro grattugiata e ridotta a fili sottili con l’aiuto di un rigalimoni non appena il sugo avrà raggiunto una certa consistenza.

Cuocete le pappardelle in acqua salata e versatele in una zuppiera che avrete posto per qualche minuto sulla pentola con l’acqua in ebollizione per riscaldarla. Mescolate bene per amalgamare il sugo e servite con una spolverata di Parmigiano Reggiano.